Venom Page e Ngannou avanti tutta nel lungo weekend di MMA

In questo weekend l’attenzione degli appassionati di MMA è stata catalizzata da due card, svoltesi in momenti differenti, che proponevano spunti interessanti in special modo nei rispettivi main event.

Nella notte tra sabato 16 e domenica 17 è andato in scena Bellator 216 che proponeva il quarto di finale del torneo welterweight fra Michael ‘Venom‘ Page e Paul ‘Semtex‘ Daley. Ha vinto il primo, non senza patemi d’animo, in un match ricco di ribaltamenti e colpi di scena. I fan dello striking, che già si leccavano i baffi per godersi un match tra due striker duri e puri, sono rimasti senz’altro delusi: la prima ripresa è di studio e Page se la aggiudica senza fare moltissimo, limitandosi a controllare il centro della gabbia piazzando pochi colpi. Dal secondo round entra in scena l’ottima strategia di Daley che, consapevole di avere un notevole svantaggio fisico (ben sedici centimetri in altezza e più di dieci in allungo), sceglie di ridurre le distanze e porta il match letteralmente “sul terreno” in cui può dare più grattacapi al suo avversario: a terra appunto.

Page, che di certo non aveva ancora, nel suo immacolato record MMA, un match prestigioso contro un avversario del livello di Semtex, per i successivi due round se la vede davvero brutta e, considerando che al quinto round ha subito per metà del tempo il controllo dell’avversario, l’incontro poteva anche perderlo. Invece, nonostante i numerosi takedown subiti, Venom si prende la croce nelle fasi a terra e si difende abbastanza bene: i giudici premiano soprattutto la sua intraprendenza nelle parti finali degli ultimi due round. Va da sè che, quando in semifinale se la vedrà con Douglas Lima (che da buon profeta, prima del match aveva dichiarato “Daley cercherà di portarlo a terra”), Page dovrà inventarsi ben altro, di certo non basterà quanto fatto vedere alla Mohegan Sun Arena.

Ben altra piega ha avuto l’altro main event, quello che a Phoenix ha visto Francis Ngannou trionfare su Cain Velasquez all’atteso rientro dopo due anni di assenza. Dopo una brevissima fase di studio con l’ex campione dei pesi massimi che cerca un paio di calci per tastare le distanze, Ngannou parte improvvisamente con il destro e prende l’avversario appena sotto la nuca. Cain parte a testa bassa contro il corpo del camerunense, che prova a colpirlo ma non sembra mettere colpi. A un certo punto, mentre spinge verso Ngannou, le gambe di Velasquez si divaricano improvvisamente poco dopo aver ricevuto un colpo e cade per terra in una smorfia di dolore: facile a quel punto per Ngannou partire in ground and pound e chiudere la contesa in soli ventisette secondi.

L’impressione a prima vista è che più che dal colpo ricevuto Caino sia stato messo fuori gioco da qualche problema fisico: discorsi che tutto sommato che lasciano il tempo che trovano, specie in una categoria come i massimi in cui il singolo colpo può fare la differenza. In fin dei conti, Francis Ngannou si avvicina sempre più ad una nuova title-shot dopo la doppia battuta d’arresto patita con Miocic e Derrick Lewis. Velasquez è da rivedere, con più di un’incognita legata alla sua effettiva tenuta fisica dopo anni di infortuni ed il lungo stop a cui si è sottoposto.

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