Cejudo, il triplo campione

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Questo ragazzo presente nelle due immagini sovrapposte in basso si chiama Henry Cejudo. E’ americano ma, come si deduce dal nome, ha origini messicane. E’ un ‘chicano’, con tutto quello che comporta: soprattutto in tempi in cui c’è qualcuno che parla di muro al confine tra USA e Messico. Che fosse un ragazzo speciale lo si sapeva già: nel 2008, a 21 anni, è il più giovane americano nella storia ad aver vinto una medaglia d’oro olimpica, nella lotta libera a Pechino. Dal 2013 ha deciso di praticare da professionista le Mixed Martial Arts.

La prima immagine in cui compare risale al dicembre 2016. Dopo tre anni folgoranti, in cui è stato riconosciuto come uno dei più forti atleti nella categoria pesi gallo, Cejudo perde due incontri di fila. Il primo contro Demetrious Johnson, il fuoriclasse dei pesi mosca, l’uomo che per sette anni nessuno ha sconfitto; il secondo lo perde con Jose Benavidez, il ragazzo che ha il braccio alzato in foto.

La carriera di Cejudo è a un bivio: i pesi mosca sono stradominati da Johnson, lo ha scavalcato anche Benavidez. Decide di rimboccarsi le maniche e si allena più duramente che mai; migliora il suo fisico, affina la tecnica, comincia a costruirsi un’immagine più aggressiva. Nel 2017 vince due incontri con i top contender e ritorna n°1: la promotion gli ridà Johnson per il titolo, due anni dopo il primo match.

Henry fa un incontro dominante, nonostante un infortunio alla caviglia subito al primo round, e compie il miracolo: dopo 7 anni di imbattibilità il re abdica dopo uno scontro durissimo. E’ lui il nuovo campione del mondo dei pesi mosca. Non gli basta: difende il suo titolo dall’attacco di TJ Dillashaw, il campione dei pesi gallo sceso apposta di categoria per soffiarglielo, lo demolisce in 30 secondi e, 5 mesi dopo, va a prendersi pure il titolo dei pesi gallo, rimasto vacante per la squalifica del campione, abbattendo Marlon Moraes. Anche questo match lo ha portato a termine, confesserà, con il legamento infortunato. Durante la premiazione urla, è tutta la rabbia che ha accumulato da quel dicembre 2016.

In due anni e mezzo due volte campione del mondo, con la medaglia d’oro olimpica al collo: impresa mai riuscita prima. Senza mai mollare, accettando di rimettersi in discussione e superando i propri limiti. Felicitationes Henry, felicitationes.

 

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