Invictus – Parte II: Jack Shore

Il carro armato è fatto di ferro, l’uomo d’acciaio.” (Lebanon, 2009)

Nella card di UFC Copenhagen, che ha riservato una lezione abbastanza severa a tutti gli appassionati italiani di MMA, i più attenti avranno potuto notare un particolare. Nella preliminary card, trasmessa da DAZN per l’occasione, sia l’incontro d’apertura che il main event vedevano impegnati due atleti dello stesso Paese. Nel main event, questo lo sappiamo, c’era John Phillips, che non ha dato scampo al nostro Alen Amedovski, mentre nel primo incontro c’era un connazionale di Phillips, che è gallese, e risponde al nome di Jack ‘Tank’ Shore.

Il nome di questo ragazzo di 24 anni, classe 1995, non dirà molto a chi segue prevalentemente la UFC perchè Copenhagen era di fatto il suo debutto con la promotion di Dana White. Chi segue più in generale le MMA, però, non può non conoscerlo: specie se si considera che proprio il patron della UFC lo ha definito poco tempo fa “il più grande talento delle MMA ad oggi nel Regno Unito“.

Quando Dana White si scomoda su certe affermazioni, diciamo che un fondo di verità c’è sempre: Jack Shore ha un incredibile record di 12 vittorie e 0 sconfitte, che diventa un 24-0 se consideriamo la sua carriera amatoriale. E’ stato campione in Cage Warriors nella categoria pesi Gallo e, nel match di esordio nella UFC, si è portato a casa, oltre alla vittoria con Nohelin Hernandez, il bonus “Performance of the night”.

Shore ha un buono striking, è alto poco più di 175 cm per 180 di allungo, ma laddove risulta letale è nel grappling: in quasi tutti gli incontri disputati finora è riuscito, con relativa facilità, a portare l’avversario a terra. A quel punto inizia a pressarlo, ed è incredibilmente abile a guadagnare quasi sempre la schiena del malcapitato. Quando questo succede, Shore può contare su un ground-and-pound devastante, che lo porta a vincere per TKO oppure per submission, prevalentemente per strangolamento (9 vittorie su 24 e 6 su 12 da pro sono arrivate con rear-naked-choke).

Il papà di Jack si chiama Richard Shore e forse, detta così, la cosa non vi dirà granchè; sta di fatto però che Richard sia all’angolo del figlio durante i match, oltre ad essere il coach di Jack Marshman (23-9), paracadutista gallese che combatte dal 2016 nella UFC in middleweight division.  Jack dice che suo padre è molto più nervoso di lui quando deve entrare in gabbia:

Sono suo figlio, quindi immagino che senta [la pressione]… probabilmente è nervoso peggio di me. Puoi chiedere alle persone che sono nello spogliatoio prima dei miei incontri, sembra che io stia per fare una passeggiata nel parco mentre lui sembra che si stia preparando per combattere“.

Ed è anche questo che colpisce del campioncino gallese: la tranquillità, l’estrema fiducia nei propri mezzi quando si approccia all’Ottagono. Molto probabilmente sarà uno dei fighter da tenere d’occhio maggiormente nel 2020: parola di Dana White.

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