Invictus – Parte I: Tatiana Suarez

Servono le sventure per scavare certe miniere misteriose nascoste nell’intelligenza umana; serve la pressione per far esplodere la polvere”. (E. Dantès, Il conte di Montecristo)

Tatiana Suarez Padilla (8-0) da Covina, California, 28 anni da compiere il prossimo dicembre, di pressione deve averne vista tanta. Almeno a partire da quella primavera del 2012 quando, non ancora ventiduenne, si stava preparando per difendere i colori della Nazione a stelle e strisce alle Olimpiadi di Londra. Infortunio al collo, poi la risonanza magnetica e la TAC. Un colpo terribile: tumore alla tiroide. L’inizio di un calvario, tra letti d’ospedale, radioterapia e interventi. Le asportano quattro linfonodi ma alla fine riesce, nel giro di un anno, a tornare ad allenarsi.

Il suo background di wrestling (ha iniziato a praticare prima di compiere quattro anni e a vent’anni aveva già due medaglie di bronzo mondiali) la porta a praticare il BJJ, che poi le fa scoprire, nel 2013, le mixed martial arts. E’ l’inizio di una grande storia di successo. Tatiana deve molto alla palestra dove cominciò gli allenamenti e dove tutt’ora si allena, la Millennia MMA di Rancho Cucamonga, California, frequentata anche da Lorenz Larkin:

E’ la mia palestra, non la lascerò mai”.

I primi tre match da pro al Gladiator Challenge, poi arriva la chiamata del TUF, nel 2016: è l’occasione della vita. Tre vittorie messe in fila in tre mesi, per guadagnarsi l’accesso alla finale di luglio, in cui Tatiana affronta Amanda Cooper. Vittoria al primo round per submission, il contratto con la promotion di Dana White è cosa fatta. Da quel momento ad oggi, la fighter di ascendenza messicana è avanzata nella divisione Paglia femminile come una lama nel burro: nessuna è riuscita a batterla, nonostante le abbiano messo contro fighter pericolosissime. Dopo Viviane Pereira è toccato, in ordine cronologico, ad Alexa Grasso, Carla Esparza e Nina Ansaroff, tutte sconfitte in modi differenti: la prima per rear-naked-choke, poi un TKO, infine decisione unanime.

E’ questo che colpisce in particolar modo della fighter americana: si tratta di un prospetto completo, forte fisicamente (165 cm per 115 libbre), estremamente resistente ed allo stesso tempo preparata al ground game, che rimane la sua principale prerogativa. Quando vuole, è in grado sistematicamente di portare a terra l’avversario, portando una pressione enorme, simile a quanto fa di solito Khabib Nurmagomedov, cui qualcuno l’ha paragonata. E’ quanto capitato ad esempio a Carla Esparza, finalizzata in ground and pound dopo tre round infernali.

Nell’ultimo match con Nina Ansaroff, Suarez ha mostrato anche un’ottima confidenza nella fase in piedi, facendo sfoggio di buon footwork e cambi di guardia repentini, pur prediligendo sempre la guardia southpaw. Dopo questo match, la vittoria le ha spalancato le porte per i piani altissimi della divisione paglia: attualmente è terza nel ranking UFC e l’impressione è che ormai le manchi una sola vittoria, contro una tra Andrade e Namajunas, per poi poter puntare alla title-fight con Weili Zhang. Un matchup inedito che sarebbe senza dubbio interessante.

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