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Storie di MMA: Masvidal e l’incontro con Kimbo Slice

Prima di approdare nelle MMA professionistiche, Jorge Masvidal è stato uno street fighter in molti incontri ripresi su Youtube dalla cerchia di Kimbo Slice. Proprio il primo incontro con Kimbo Slice è rimasto nella memoria di Gambered come ha raccontato lui stesso ad MMA Junkie. L’occasione è arrivata con la sfida tra Masvidal e il protetto di Slice, che tutti chiamavano “Ray”:

“La prima volta che ho combattuto con Ray Slice era l’arbitro non ufficiale. Dava l’acqua sia a Ray che a me, prima e dopo il combattimento. Non sapevo nemmeno che fosse il protetto di Kimbo fino a quando non è uscito il video. Era super cool prima del combattimento e poi si è avvicinato a me e mi fa: “Wow man, non posso credere che tu abbia battuto quel tipo, è molto più grande di te, e so che quel tipo è cattivo.”

“Era letteralmente impazzito. Mi portò fuori a cena in questo posto super costoso ed elegante e io pensavo solo: “Cazzo, questo è veramente ricco!” ed è stato bello. Pensavo che avremmo dovuto dividere o tirare sul conto, ma pagò lui per il tutto. Ed io pensavo solo “Tutto questo è pazzesco” “

“Lui aveva già milioni di visualizzazioni su Youtube ed io invece ero un signor nessuno che andava in palestra, si allenava e voleva combattere. Dal primo giorno è stato davvero gentile con me. Veniva da me, mi faceva domande. Non che ne sapessi di più, ne sapeva di più lui su questo mondo ed in più era veramente famoso”

“Era sempre un uomo così umile. Se qualcuno andava a parlare con lui si fermava sempre 15-20 minuti ad ascoltare e conversare, sempre cortese. Era un gentiluomo. Soprattutto quando ha iniziato a combattere, non era come oggi in questi social media, quando qualcuno cercava di farsi fotografare con lui era sempre molto carino. Era veramente un gentiluomo e un bravo ragazzo. “

Masvidal parla anche dell’influenza che ha avuto su di lui la conoscenza con Kimbo e il mondo dello street fighting:

“Qualcuno potrebbe vedermi e pensare che io sono un delinquente e dire roba del tipo: ‘Guarda questo tizio che combatte nelle lotte clandestine, deve essere un vero teppista!’. Io la vedo semplicemente come parte della mia vita. Sono cresciuto combattendo, e non pensavo che fosse così male. Se qualcuno rivede il nostro combattimento, non c’era cattiveria tra me e Ray dopo i combattimenti. Era tutto amore. Era tutto rispetto. Ci siamo battuti e poi tutto come prima. Non ci sono mai state brutte intenzioni ma solo la voglia di combattere”.

Joe Rogan sulle ultime sconfitte di Cody Garbrandt

Joe Rogan e Brendan Schaub, durante il podcast di Rogan di martedi, hanno parlato di UFC 235, soffermandosi su vari argomenti tra cui Ben Askren, Jon Jones, Zhabit Magomedsharipov e Garbrandt. Proprio sull’ex campione dei pesi gallo UFC è stata puntata la lente di ingrandimento, viste anche le tre sconfitte consecutive per ko:

Rogan: “La fight di Cody è stata veramente da pazzi. Tre ko consecutivi e non riesco ancora a credere che abbia scambiato in quel modo con Pedro Munhoz. Lui gli ha fatto male, poi è stato il turno di Munhoz e poi Cody ha provato a metterlo ko. Ad un certo punto hanno cominciato a martellarsi col destro, destro, e ancora destro. Pedro poi sa davvero incassare, e ha preso un paio di colpi tosti.”

Schaub: “Per me la scelta di Cody è stata insensata. Lui che è così tecnico, mettersi a scambiare in quel modo. Poi ha cominciato a vedere rosso dopo la testata e non ci ha capito più niente.”

Rogan: “Questo è esattamente quello che non devi fare. Lui ne ha anche parlato, ma non devi combattere arrabbiato. So che è facile per noi dirlo, bevendo caffè seduti, ma se sei in questo business devi capirlo anche tu.”

Schaub: “Si, oltretutto da ex fighter posso dirti che dopo le sconfitte per ko tendi ad essere più prudente e attendista. Lui avrebbe dovuto imparare dai suoi errori, venendo anche da due ko consecutivi.”

Rogan: “Cody poi in piedi aveva sicuramente un vantaggio grosso, Munhoz a terra è tutta un’altra storia. Cody può ancora essere campione, non c’è dubbio.”

Schaub: “Ma assolutamente! Alla fine la sconfitta con Munhoz è stata determinata da un errore di gameplan, mentre le altre due sconfitte sono arrivate contro TJ Dillashaw, che è comunque il campione. Il problema vero è che Cody è n.2, non puoi di certo dargli una fight di warm up per riprendersi.”

Rogan: “Pensa che Dominick Cruz ha detto che nella sua sfida contro Cody gli è successo lo stesso, è stato colpito, non ci ha visto più, ha abbandonato il suo gameplan e ha combattuto da sconsiderato. Singolare che poi sia successo a Garbrandt che era stato così calcolatore in quella sfida.”

Bellissimo video di Usman ‘consolato’ dalla madre di Woodley per aver vinto contro suo figlio

Nella nostra brevissima ‘carriera’ da blogger ci è stato più volte chiesto il perché di questa passione viscerale che nutriamo per le MMA e il perché del nostro distacco da sport più tradizionali presenti nel bel paese.
Come si fa a dare un risposta? Come si fa a spiegare una passione?
Ecco, a volte si può.

Lo scorso fine settimana è andato in scena il match valevole per il titolo pesi welter tra il campione Tyron Woodley e lo sfidante Kamaru Usman, match vinto da quest’ultimo per decisione unanime.
Alla fine dell’incontro il fighter nigeriano è apparso da subito molto emozionato per aver conquistato la tanto agognata cintura, obiettivo che gli costato innumerevoli sacrifici e lo ha spinto a migliorarsi giorno dopo giorno.
Nei tunnel che portavano agli spogliatoi Usman si è imbattuto nella madre del suo sfidante Tyron Woodley, e l’incontro fra i due è stato bellissimo e commovente.
Un forte abbraccio e tante lacrime da parte del campione che viene incoraggiato a tenere la testa alta e ad essere orgoglioso di quanto fatto proprio dalla madre del suo ‘nemico’.
Perché amiamo le MMA? Questo video rappresenta senz’altro uno dei motivi.

Lawler su Herb Dean: “Può succedere. Ha solo commesso un errore”

Nonostante la sconfitta giunta per una decisione controversa dell’arbitro Herb Dean, Robbie Lawler è stato molto diplomatico sull’accaduto nella conferenza post-fight di UFC 235. La bulldog choke nella quale lo aveva chiuso Ben Askren non rappresentava a suo dire un motivo di preoccupazione, ma comunque non si è sentito di accusare l’arbitro per la sconfitta.

“A volte ci sono degli errori. Herb mi ha controllato e quando è venuto a controllare gli ho fatto il pollice in alto. Non riuscivo a sentirlo parlare a causa dello strangolamento. La mia testa era sul corpo di [Askren] da questa parte e il suo braccio era qui, quindi non riuscivo a sentirlo parlare. Non avevo intenzione di far dondolare la mano e quindi ho abbassato subito il braccio. Sono errori che possono capitare, è comunque un ottimo arbitro.”

Sullo strangolamento ci ha tenuto a precisare:

“Non stavo soffocando perché stavo davvero pensando di sollevarlo e sbatterlo di nuovo a terra”, ha detto Lawler. “Ma stava stringendo così maledettamente forte che sembrava gli andassero a fuoco le braccia. Almeno questo è quello che mi è sembrato, non so come apparisse in TV, ma sembrava che stesse sprecando energia per strangolarmi. Forse avrei dovuto fare il pollice in alto un po’ prima”

Weili Zhang, adesso viene il bello

Chi ha visto UFC 235, nella notte tra sabato e domenica, avrà senz’altro trovato molti motivi di interesse nell’unico match femminile presente in main card, quello che ha visto Weili Zhang avere la meglio su Tecia Torres in un match valevole per la categoria dei pesi Paglia. Se Tecia Torres è però una vecchia conoscenza dei fan della UFC, molti non conoscevano ancora l’atleta cinese ‘Magnum’ Weili Zhang (19-1 MMA) che, alla terza vittoria di fila nella promotion di Dana White, adesso fa il suo ingresso nei piani altissimi della divisione.

Weili è originaria di Hebei, nel nord della Cina. Fino ai primi anni 2010 era una istruttrice di fitness con pratica nel Sanda (la boxe cinese che, un po’ come il sambo in Russia, è la base per l’addestramento al corpo a corpo dell’esercito). fino a quando, appunto, ha incontrato il BJJ proprio nella palestra in cui allenava, disciplina che la fa confluire nella mondo delle MMA.

Per essere, come lei stessa si definisce, una fighter ‘boxer type’, Zhang ha uno stile di striking velocissimo ed estremamente creativo e vario, abbinato ad una notevole forza fisica ed un repertorio di colpi da KO (pugni, calci, gomitate) di tutto rispetto, se si considera che, prima di entrare in UFC, ha conseguito ben nove vittorie entro la fine del secondo round per KO o TKO. Su venti incontri finora disputati ne ha perso soltanto uno, sei anni fa: il suo match di debutto come pro MMA. Proprio dalle sue parole su quella sconfitta traspare un’altro grande pregio che la caratterizza, che è la tenacia e la voglia di perfezionarsi e migliorare costantemente:

Ho iniziato davvero con le MMA dopo aver perso il primo incontro. Dopo il match mi sono resa conto di aver combattuto come una dilettante ed ero molto arrabbiata. E’ stato proprio lì che ho iniziato ad allenarmi seriamente con le MMA“.

Sei anni dopo, alla terza vittoria in UFC (diciannovesima di fila) la Zhang è ormai nei top ten della divisione al limite delle 115 libbre. Dana White è andato a pescarla direttamente dal Kunlun Fight, promotion cinese di Kickboxing e MMA; alcuni avevano pensato ad una scelta di policy, dettata più da mire espansionistiche della promotion nel continente asiatico (il primo evento cinese in UFC si è verificato solo cinque mesi fa). Tutti però hanno cominciato a comprendere il reale valore della Zhang proprio a Pechino, 24 novembre 2018, quando la fighter cinese alla seconda apparizione in UFC ha sottomesso al primo round per armbar un’atleta del calibro di Jessica Aguilar. Sì perchè la nostra, oltre ad essere una striker di prim’ordine, nel frattempo è diventata anche cintura viola di BJJ.

Weili Zhang insomma è uno dei nomi nuovi della divisione ed una delle fighter da tenere maggiormente d’occhio in questo 2019. E’ l’atleta di punta di un Paese (la Cina) che sta vedendo crescere la sua popolarità nelle MMA più o meno quanto il proprio PIL. Chi sarà la prossima ad affrontarla dopo la Torres? Non lo sappiamo ma, considerato il tasso tecnico della divisione Strawweight, i nomi non mancano di certo. Dato che dopo l’ultima vittoria si assesterà intorno alla posizione 7-8 del ranking UFC, match con atlete del calibro di Michelle Waterson (che era anche presente a Las Vegas sabato scorso) non sono più da considerarsi utopia.

UFC 235: le pagelle

Ben Askren 7+: Lawler gli riserva il cocktail di benvenuto in UFC a base di proiezione a terra e tempesta di bonbon al cioccolato, che rendono subito il suo volto una maschera di sangue. A quel punto ha la grande intuizione, dopo qualche secondo di inerzia, di girarsi subito e mostrare una reazione al ground and pound, pur rischiando tantissimo prendendosi un altro paio di colpi pesanti che arrivavano dall’avversario. In questi pochi minuti ha dimostrato di essere un ottimo incassatore e di avere una forza mentale non indifferente. Magari, avesse atteso l’arbitro qualche altro secondo, Lawler sarebbe svenuto sul serio. In fin dei conti l’errore di Dean ha danneggiato un po’ anche lui. Welcome Funky

Robbie Lawler 6,5: Parte in quarta e rischia di chiudere il match in pochi secondi, ma si vedeva già dall’ingresso in gabbia che poteva essere la sua giornata: duro, determinato, feroce. Peccato per lui che Askren sia egli stesso un osso duro e lo ribalta. Fa l’unico errore, decisivo, di concedere la schiena all’avversario; poi la frittata la finisce Herb Dean, fermando l’incontro ingiustamente. Incolpevole

Kamaru Usman 8: E’ la sua notte e la approccia indiscutibilmente nella maniera giusta. Sfianca Woodley con una pressione continua e, sebbene non si apra molto allo spettacolo, alla fine ha ragione lui mettendo in piedi la strategia giusta. Considerata la sua estrema abilità nella lotta ed il fatto che concede pochissimo quando combatte, non sarà facile portargli via una cintura che si prende con ogni merito. Il primo a provarci dovrà essere Covington: sarà un bel match. Total Annihilation

Tyron Woodley 4: In una parola: irriconoscibile. Il match praticamente lo perde nelle prime due riprese, perchè alla seconda sirena è già del tutto svuotato, a corto di idee e di fiato. Nelle tre rimanenti non inventa nulla per cambiare l’inerzia del match e per uno che si professa il più grande welter di tutti i tempi, fino a chiamare in causa GSP per un match-resa dei conti sull’argomento, non è accettabile. Adesso è tornato sulla terra, per riprendere (se lo vorrà) la strada maestra dovrà sudare parecchio. Eye of the lamb

Jon Jones 7,5: Forte di un vantaggio enorme nell’allungo, tiene bene a bada un avversario apparso fin troppo remissivo. Fa vedere cose interessanti, dando l’impressione che avrebbe potuto chiudere il match ben prima dell’ultima sirena. Forse non era questo l’avversario giusto per metterlo in difficoltà e la concorrenza, al momento, non è pervenuta: Cormier latita, quasi tutti i top 10 sono stati battuti e nuove leve come Johnny Walker sono ancora lontane. Salirà nei massimi? Ordinary world

Anthony Smith 5: Va bene aver resistito fino all’ultimo round; va bene la ginocchiata illegale di Jones e continui il match; va bene anche le buone intenzioni della vigilia (“ci sono molti modi per battere Jon Jones”). Ma non si affronta un incontro per il titolo con quell’atteggiamento. Non fa nulla per conquistare il titolo e mostra un dislivello netto nei confronti del campione, che lento ma inesorabile prende il sopravvento e lo sfianca con colpi pesanti e pressione continua. Bersaglio mobile

Joe Rogan parla di Askren vs Lawler

Un match particolarmente interessante nella card di UFC 235 sarà sicuramente Ben Askren vs Robbie Lawler. L’ex campione One e Bellator approdato in UFC molto tardi è pronto a dimostrare il suo valore nella promotion considerata più competitiva al Mondo. Allo stesso tempo Robbie Lawler torna nella gabbia e non sembra disposto a cedere il passo.

Joe Rogan ha analizzato il match tra i due durante il suo podcast:

“Questo è un grande match. Ben vuole far vedere che può competere coi migliori al Mondo e Robbie vuole dimostrare di non essere finito. Robbie è un selvaggio e mi piace anche che abbia preso un po’ di tempo di pausa dopo le guerre vere e proprie che ha affrontato. Tra la fight con Carlos Condit e con Rory MacDonald, mio Dio! Non c’è un singolo essere umano che possa uscirne illeso. Mi ricordo che alla fine di una fight aveva il labbro aperto e potevo vedere letteralmente i suoi denti tra le labbra mentre lo intervistavo. E non se ne fregava un cazzo! Un vero fighter. Mi ricordo che non faceva sparring durante il periodo della Strikeforce e mi diceva: ‘Non mi serve, so come combattere!’ ”

“Ben invece è un fighter estremamente intelligente e preparato. Non si è mai allontanato dal suo stile, sempre in contatto con il wrestling, anche allenando i ragazzi. Ed è in grado di prenderti come un gorilla e farti a pezzi a terra. Penso che quando istituiranno la divisione dei 165 lui ne farà parte perchè non vuole affrontare Woodley e quindi punterà a prendere lì la cintura.”

Anche Din Thomas dice la sua su Ben Askren:

“Io lo vedo all’opera anche quando si allena con Tyron. Quando siamo nei camp di Tyron lui non si tira mai indietro, non importa quale sia il suo stato di forma, riuscirà a tenere testa a Tyron per quanti round sarà necessario. Ed è sempre così. Estremamente costante, non molla mai, si allena sempre. Mi piace molto perchè, come hai detto, non si allontana da quello in cui è bravo.”

Non ci resta che aspettare il 2 marzo per vedere i due all’opera nella gabbia.

Jeremy Stephens: Dopo la sconfitta contro Aldo ho pensato al suicidio

Jeremy Stephens è sicuramente uno dei fighter più amati dal pubblico americano dell’UFC.
Stephens nonostante non abbia un grande record (15-14 in UFC) si è sempre contraddistinto per il suo cuore ed il suo modo aggressivo di combattere, qualità che gli son valse per l’appunto l’apprezzamento di molti fans delle MMA.
L’ultima sconfitta, contro l’ex campione dei pesi piuma Aldo, a differenza di altre sconfitte ha molto segnato Stephens probabilmente anche perché una vittoria in quel match gli sarebbe valsa la chance titolata.
Intervistato da Ariel Helwani, Jeremy ha addirittura dichiarato di aver pensato al suicidio dopo quella sconfitta(tradotto da 4once.it):

“Dopo il match, mi misi a guardare i miei bambini che hanno 9 e 7 anni. Quando io avevo quell’età, i miei genitori hanno divorziato. Ero pronto a lasciare mia moglie e i miei figli, volevo mollare tutto. Ho pensato di togliermi la vita.
Le persone ci ammirano perché siamo lottatori, e sì, probabilmente sono uno dei lottatori più tosti che si possano incontrare, ma so cosa vuol dire sentirsi uno schifo. Sono una persona vera. Ho sentimenti e provo emozioni.”

Conor McGregor si complimenta Kron Gracie

Kron Gracie ha debuttato in UFC lo scorso week end sottomettendo Alex Cáceres dopo circa due minuti dall’inizio del match.
Kron è il figlio più giovane di Rickson Gracie e nipote di Helio Gracie(‘inventori’ del brazilian jiu-jitsu), patriarchi della famiglia senza i quali forse non avremo avuto lo sviluppo delle arti marziali miste.
Ovviamente questo debutto non è passato inosservato agli occhi di molti, fra i quali anche Conor McGregor che ha palesato tutta la sua ammirazione verso la famiglia Gracie alla vigilia del match di Kron:

“Sono molto felice di vedere la Kron Gracie competere in UFC. Figlio di Rickson, compagno di Diaz. Tanto lignaggio. Momento di grande orgoglio ed eccitazione per la prestigiosa famiglia Gracie. Ricordiamoci che senza questa famiglia nessuno di noi avrebbe un lavoro che amiamo. Buona fortuna e rispetto. “

Subito dopo la sua prima vittoria in UFC, a Gracie è stata chiesta un’opinione sul messaggio di McGregor:

“Sì, sì, ho letto. È bello ricevere tanto rispetto per la famiglia Gracie perché è vero che nessuno di noi sarebbe qui senza mio zio che ha praticamente creato l’UFC. Quindi sì, è un po’ surreale a volte, nel senso conoscete mio nonno, mio padre non ha mai perso, ed io sono qui per fare rumore, per creare qualche problema per tutti. “

Sonnen: Silva non è solo un campione, è un esempio da seguire

Anderson Silva vs Chael Sonnen è stata una di quelle rivalità che ha segnato per molto tempo la storia delle MMA.
Chael, famoso da sempre per il suo trash talking, non ha mai elemosinato parole dure nei confronti dell’ex campione del mondo ma, dopo tanto astio, alla soglia del ritiro da parte di Silva(vorrebbe chiudere la sua carriera con un ultimo match a Curitiba), il fighter americano ha speso considerazioni di tutt’altro genere sul campione brasiliano:

“Anderson Silva è stato per gran parte della sua vita il campione. Ora è in una posizione più rara e persino più speciale, non è solo un campione, è ispirazione per tanti atleti.
Rendiamoci conto che veniva da un periodo di inattività molto lungo ed ha affrontato non solo un grande fighter ma un probabile cambione del mondo(Adesanya) durando 15 minuti e probabilmente vincendo anche il secondo round(assegnatogli da uno dei tre giudici). Penso che Anderson Silva dovrebbe essere molto orgoglioso di se stesso.”

Dan Lambert: “Ecco come è nata la American Top Team”

La American Top Team (ATT) è una di quelle cinque o sei palestre, in territorio americano, che vengono alla mente quando si parla di eccellenza nella preparazione MMA. Joanna Jedrzejczyk, Colby Covington, Amanda Nunes, Dustin Poirier, Nina Ansaroff e, non ultima, la nostra Mara Romero Borella si allenano presso la sede centrale di Coconut Creek, Florida.

Quando Dan Lambert ha fondato questa palestra, di certo non immaginava di poter arrivare così in alto. Non si aspettava di diventare un manager MMA di così alto livello.

No, è iniziato come un hobby per noi“, ha dichiarato Lambert a BJPENN.com. “Eravamo una squadra di jiu-jitsu itinerante in cui l’head coach combatteva. Non pensavo che lo sport sarebbe cresciuto così tanto e che noi saremmo diventati un grande team“.

Mano a mano che la ATT ha attirato fighter sempre più prestigiosi, il consenso verso la palestra cresceva e l’affare si ingrandiva. Ma arrivare a quel punto non è stato facile. Lambert e il suo staff di allenatori cercavano di far decollare questa palestra, ma nei primi tempi hanno dovuto scontrarsi con la riluttanza, da parte degli stessi fighter, di cambiare le loro abitudini di vita e le loro vite e trasferirsi a Coconut Creek. Perlomeno rispetto ad oggi in cui le cose sono molto più agevoli. Alla fine ATT è esplosa ed è diventata un punto di riferimento per molti fighter di alto livello. Ma non era questo che aveva in mente Dan Lambert. Lui e i suoi collaboratori, infatti, avrebbero voluto allevare fighter di livello mondiale partendo da zero.

In passato, molti anni fa, volevamo sviluppare dei fighter di nuova generazione. Volevamo allenare ad alto livello ragazzi e ragazze, perchè le persone si trovano ovunque. Perchè alla gente non piace cambiare palestra o camp. Negli ultimi anni, siamo riusciti a conquistare davvero tante persone. In realtà, ci sono molti vantaggi nell’essere un grande team. Uno di questi è l’alto numero di sparring partner a disposizione. Il miglior vantaggio in assoluto è avere sempre qualcuno fortissimo nello striking, nel grappling o nel wrestling: c’è sempre qualcuno con cui allenarsi che ti spinge ad alzare l’asticella“.

E’ solo questione di punti di vista differenti“, ha continuato Lambert. “Abbiamo adottato una policy open-door, se vuoi provare col team lo fai per una settimana e, se vedi benefico, puoi continuare. Non diamo vincoli contrattuali ai fighter, possono andarsene quando vogliono“.

Avere tanti compagni di allenamento è quindi cruciale per ogni atleta. Ma la ATT ha anche iniziato ad attrarre potenziali talenti, che si uniscono alla palestra nella speranza di avvalersi di una elite di fighter UFC e Bellator.

Penso che sia una cosa bella per i ragazzi e le ragazze più giovani. Quei fighter non sono arrivati ​​lì per caso. Hanno una motivazione, legata alla voglia di lavorare duramente. Ed è una cosa fantastica per questi ragazzi e ragazze averli come modelli di riferimento“.

Cosa succederà adesso alla divisione Middleweight?

Sabato sera la UFC ha battezzato il primo PPV dell’anno in UFC 234, svoltosi alla Rod Laver Arena di Melbourne, Australia. La card doveva originariamente prevedere, come main event, l’incontro valido per il titolo dei pesi medi tra il campione Robert Whittaker e lo sfidante Kelvin Gastelum. Sfortunatamente, Whittaker è stato costretto a rinunciare al match proprio il giorno del combattimento, a causa di un’ernia addominale.

A quel punto la UFC ha promosso l’originale co-main event, la title eliminator tra Anderson Silva e Israel Adesanya, come evento clou della card. Alla fine, Adesanya ha battuto Silva per decisione unanime in un incontro più combattuto di quanto molti si aspettassero. A causa di questo infortunio occorso a Whittaker, tuttavia, adesso la situazione nella divisione pesi medi UFC è quanto mai imbrigliata. Vediamo quali sono i probabili scenari per ciascuno dei protagonisti.

Whittaker dovrebbe poter combattere solo contro Gastelum, prima di fare altre considerazioni. Sarebbe solo una questione di tempo, che dipende dai tampi di recupero dell’australiano: presumibilmente la UFC potrebbe programmarlo per la tarda primavera o per l’inizio dell’estate.

Kelvin Gastelum ha fatto la sua parte, ma non ha potuto combattere. Dopo la card, al culmine della delusione il fighter si è dichiarato il vero campione dei pesi medi. Politicamente dichiarazione non corretta, ma efficace per mantenerlo sulla cresta dell’onda viste le conseguenze della vittoria di Adesanya. Anche con tale vittoria, comunque, il prossimo scenario per il titolo dovrebbe essere, a medio-breve termine, solo Whittaker vs Gastelum.

Adesanya veniva da un 2018 da ricordare. È entrato nella UFC solo a febbraio e si è portato sul 4-0 con vittorie importanti su Brad Tavares e Derek Brunson. Poi, ad un anno esatto dal suo debutto, è riuscito a battere una leggenda come Silva. Nonostante molti avessero pronosticato una facile vittoria sul ben più anziano brasiliano, così non è stato e Adesanya stesso ha dichiarato di volersi riposare un po’ dopo questo match. A seconda del match per il titolo il neozelandese potrebbe attendere la sua chance, ma nel frattempo l’ipotesi di una sfida a Jacare Souza potrebbe essere realistica e lo metterebbe senza alcun dubbio in corsa per il titolo con una vittoria.

Anderson Silva è tornato dopo due anni sull’Ottagono. Invece di prendere un match facile, ha accettato il ruolo di gatekeeper sull’astro nascente Adesanya, prendendosi tutti i rischi del caso. Alla fine, Silva ha dimostrato di poter ancora combattere a livelli elevati e ora vuole tornare proprio per UFC 237. Contro chi? Lui dice contro Diaz ma è difficile che questo match si faccia: più realistico pensare ad Uriah Hall.

Tra questi fighter nominati, ovviamente, vanno sempre considerati Paulo Costa e Yoel Romero.

Storie di MMA: Robet Whittaker il fighter umile

Questo fine settimana Robert Whittaker difenderà la cintura di campione dei pesi medi dall’attacco di Kelvin Gastelum. Su di lui non si conoscono molte storie. Sicuramente è una persona molto timida e non parla mai a vanvera ed è uno dei motivi perchè è uno dei fighter più rispettati nel roster UFC.

Michael Bisping, parlando di lui ha detto: “Mi riesce davvero difficile dire qualcosa di offensivo su di lui. Mi ricordo che una volta lui aveva appena vinto contro Jacare, ai tempi ero campione dei pesi medi e commentavo per FOX. Fui io ad intervistarlo e quando gli chiesi: ‘Allora Robert vuoi prenderti la cintura?’ e lui faceva il modesto, tanto che ad un certo punto mi sono incazzato e gli ho detto: ‘Senti Whittaker, non cominciare a minimizzare cazzo! Hai distrutto Jacarè!’. “

Dana White aveva dichiarato su di lui, poco prima del re-match contro Romero al The Weekend Australian:

“È un assassino durante i combattimenti. Ed è un vero gentiluomo. Viene amato e spalleggiato dalle persone che ama. Lo ammiro per questo. “

Una delle storie più belle su Whittaker l’ha raccontata il report per il The Australian, Will Swanton, che seguiva Whittaker per uno speciale sul fighter australiano.

“Aveva appena terminato un allenamento presso il Gracie Jiu Jitsu Gymnasium nel sobborgo industriale di Sydney di Smeaton Grange. La porta d’ingresso aveva un cartello che diceva LASCIARE L’ EGO ALLA PORTA. Sopra l’entrata della gabbia, un altro cartello diceva: Applica più tempo al miglioramento personale e non dedicare più tempo a criticare gli altri.  Più duramente di ogni altro sport, la lotta insegna autocontrollo e orgoglio. Alcuni hanno lottato senza grande abilità – nessuno ha lottato senza orgoglio. L’arte di insegnare è la tolleranza. L’umiltà è l’arte dell’apprendimento. Pensa sempre che il tuo avversario sarà più grande, più veloce e più forte di te; così imparerai a fare affidamento su tecnica, tempismo e togli piuttosto la  forza bruta.

Quando Whittaker, distrutto, aveva terminato il suo allenamento, era letteralmente immerso nel suo sudore. Si rifiutava di farsi la doccia. Il suo allenatore, Alex Prates, mi ha spiegato perché.


‘Ottieni più aggressività in un locale in centro di sabato sera rispetto a qui. Guarda, siamo piuttosto semplici. Lavoriamo duro e cerchiamo di farlo nel modo giusto. Abbiamo regole per tutto. C’è una regola per la doccia: il più vecchio va per primo, non importa chi sia stato sul tatami. Puoi essere un campione del mondo, puoi essere una cintura nera, il vecchio andrà a farsi la doccia sempre per primo.

‘Non togliamo le nostre magliette in palestra. Non facciamo battute inappropriate sulle ragazze. Ci teniamo molto al rispetto. Una piccola alterazione nel comportamento qui può causare un problema. Chiunque entri qui e non si adatta subito, va fuori dalla porta. Devi rispettare i tuoi anziani in questa vita. Rispetta le donne. Rispettatevi a vicenda. Rispetta te stesso. Questo è ciò che fa Rob e quello che è. “

Whittaker si sente sollevato dal “non dover affrontare un mostro come Romero”

Sabato prossimo sera a Melbourne, Australia, a UFC 234 il campione dei pesi medi UFC Robert Whittaker affronterà la prima difesa ufficiale del titolo con Kelvin Gastelum. Facciamo un passo indietro e torniamo a UFC 213 che si è svolto nel luglio 2017. L’evento ha avuto come headline un match per il titolo ad interim tra Whittaker e Yoel Romero.

Dopo i primi due round in cui ha sofferto per uno strappo al legamento mediale, Whittaker avrebbe stretto i denti per i restanti 3 aggiudicandosi la vittoria per decisione unanime 48-47, diventando così il nuovo campione. Diventato nel frattempo campione indiscusso a causa dell’abbandono di Georges St-Pierre, Whittaker avrebbe dovuto difendere il titolo per la prima volta proprio con Romero, un anno dopo quel match.

Purtroppo Romero ha mancato il peso, vanificando di fatto il valore dell’incontro. Tutto ciò però non ha alterato lo spettacolo sull’ottagono, che è stato uno dei migliori in assoluto a cui abbiamo assistito lo scorso anno. In quest’ultima occasione, sempre sulla distanza dei cinque round Whittaker ha vinto senza dubbio i primi due round, per poi subire il ritorno del cubano a partire dalla terza ripresa.
Romero non sarebbe poi riuscito a vincere l’incontro, pur andandoci molto vicino.

Dopo questo ‘viaggio all’inferno’, Whittaker non pensa che sia il caso di preoccuparsi più di tanto per lo scotto, in termini fisici, che l’australiano ha dovuto pagare affrontando due match del genere:
I fan dovrebbero preoccuparsi, ma per altri motivi“, ha detto Whittaker all’open workout di UFC 234 (tramite MMA Fighting). “Penso che Yoel abbia dato il meglio di sé in quei 10 round e non è riuscito a battermi. Sono andato 10 volte incontro ad un mostro, nessun altro lo ha fatto“.

Whittaker però ci tiene a rimarcare di non voler sminuire il valore del suo prossimo avversario:
No, [Kelvin Gastelum] sicuramente non è un passo indietro. Rispetto le sue capacità. È un fighter pericoloso. Lui entrerà in gabbia affamato, senza nulla da perdere e questa è una delle combinazioni più pericolose. Quindi sì, gli sto dando il rispetto che merita. È un sollievo avere contro un avversario diverso da Yoel ma sai, siamo comunque qui“.

Storie di MMA: Lorenzo Borgomeo si disseta al weigh-in

Sabato scorso abbiamo avuto modo di fare qualche domanda al miglior allenatore italiano di MMA 2018, lo head coach del Gloria Fight Center Lorenzo Borgomeo, che abbiamo incontrato ad Avellino presso la palestra Freedom Fitness. In calce all’intervista abbiamo chiesto a Lorenzo di darci un contributo per la nostra rubrica del venerdi e ‘Borg’ non si è sottratto, raccontandoci un episodio inedito che gli è capitato qualche anno fa, quando lavorava in America.

 

Un po’ di tempo fa mi trovavo a Denver, ero coach dell’American Top Team della sezione locale ed avevo alcuni atleti sotto la mia responsabilità. In seguito li ho mandati a quel paese perchè non venivo più pagato, ma all’epoca dei fatti ero ancora operativo presso quella sede. Avevo un atleta che doveva combattere, ed in vista di quell’incontro bisognava fare il weigh-in. Non so se lo sapete, ma in quelle occasioni mentre si aspetta l’operazione della pesata si sputa in continuazione. Lui aveva già fatto il peso, ma continuava a sputare e lo faceva in un bicchiere, che aveva lì apposta per raccogliere tutti quei liquidi. Ad un certo punto lui ha poggiato il bicchiere da qualche parte e io, nella confusione generale, l’ho preso e ho sorseggiato. Mi sono accorto subito che non era acqua, ma ormai era troppo tardi… Se ci penso mi viene ancora adesso da vomitare, bere un bicchiere di sputi è una vera tortura!!

Ringraziamo Lorenzo per il “succoso” contributo!

Fabricio Werdum salva due adolescenti da annegamento certo

Fabricio Werdum si è distinto durante la sua carriera per le sue grandi vittorie(contro Fedor per dirne una) e, a giusta causa, è considerato come uno dei migliori pesi massimi di sempre.
Il fighter brasiliano, poche ore fa, ha dimostrato di essere non solo un campione dentro la gabbia ma anche nella vita, salvando due ragazzi da certo annegamento sulle spiagge della California.

Una coppia di adolescenti si è trovata in difficoltà nuotando nell’oceano non essendo in grado di tornare a riva spinti dalla corrente.
A quel punto i servizi di emergenza sono stati prontamente chiamati, compresi i vigili del fuoco. C’era solo un bagnino però in servizio e Werdum riconoscendo che era che era in grado in grado di aiutarlo a portare in salvo uno dei due adolescenti, si è precipitato in acqua per fornire assistenza rischiando seriamente la propria vita.

Intervistato su quanto accaduto Fabricio ha dichiarato:

“Abbiamo visto la macchina dei pompieri fermata davanti a noi. Ho detto a mia moglie che stavo andando ad aiutare il bagnino, ma lei non era convinta vedendo era pericoloso. Ma quando ho guardato che c’erano due piccole teste in mare che urlavano “aiuto” a circa 70 metri di distanza, mi sono tolto il cappotto e ho corso.
Ho preso il giubbotto di salvataggio arancione e sono andato verso di loro. Ho detto al bagnino di afferrare la ragazza, che stava urlando molto, e ho preso il ragazzo, che era già zoppicante. Sono riuscito a prenderlo e abbiamo nuotato verso la spiaggia. Poi, arrivati lì, un vecchio mi ha aiutato. Le onde erano grandi. La ragazza è affondata circa tre volte. “

Ecco il filmato di quanto accaduto ripreso dal cellulare della moglie di Werdum

Dillashaw e Dana White si lamentano dello stop arbitrale prematuro

Lo stop arbitrale nel match fra Cejudo e Dillashaw è stato considerato dai più come una chiamata prematura soprattutto vista la piena lucidità di Dillashaw al momento del suddetto stop.
Il campione del mondo dei pesi piuma nel post fight è apparso a dir poco iracondo ed anche il presidente UFC Dana White ha rilasciato dichiarazioni sulla stessa linea d’onda(via UFCLiveItalia):

Tj Dillashaw: “Non ho perso. Persino i dottori si sono scusati per lo stop prematuro. Capisco la felicità di Henry Cejudo, ma non capisco come possa essere contento per aver vinto in questo modo.
La sua non è stata una vittoria chiara. Era più facile fermare il match contro Cody Garbrandt piuttosto che questo.
Non è giusto quanto successo, mi sono fatto il culo per questo incontro e quanto successo è davvero assurdo. Mi viene da piangere.”

Dana White: “Penso anch’io sia stato uno stop prematuro. Senza nulla togliere a Cejudo, visto che Dillashaw dopo trenta secondi di match sembrava ne avesse fatti tre di round, ma questo era un match tra due campioni ed dovevano lasciarli combattere. È stato uno stop orribile.”

Alex Hernandez pronto a “schiacciare” Cerrone

Alexander Hernandez affronterà il veterano Donald Cerrone questo sabato a UFC on ESPN+ 1 che si terrà a Brooklyn. Nonostante vada ad affrontare una vera e propria icona della UFC, Hernandez sembra non subire alcun timore reverenziale nei confronti del suo avversario, anzi vede in Cowboy un trampolino di lancio per la sua carriera:

“Mentalmente non mi considero un underdog contro nessuno”, ha dichiarato Hernandez a MMA Fighting. “Mi vedo come un campione. Cerrone, proprio come chiunque altro, poteva esserci anche Trinaldo, è solo un altro passo nella scalata verso l’alto”.

“Non sono troppo preoccupato, il fascino di questa sfida sta proprio nella sua fama, quindi sono grato che abbia accettato e mi aiuti nel migliorare la mia carriera, facendo crescere anche la mia notorietà. A parte questo, lo tratterò come ogni altro trampolino di lancio e lo schiaccerò come un sassolino”.

Hernandez ha un record di 10-1 in MMA e ha vinto all’esordio in UFC contro Marcier. Il fighter originario di St. Louis ha anche una striscia di otto vittorie consecutive.

Cerrone è reduce da una grande vittoria per sottomissione contro Mike Perry ed è a caccia dell’incontro con Conor McGregor, ma prima deve superare un nuovo ostacolo.

Javier Mendez: “Ecco come la AKA è diventata una grande scuola”

Se pensiamo alle più importanti palestre nel mondo delle MMA, i primi nomi che vengono in mente sono senz’altro JacksonWink, American Top Team e American Kickboxing Academy (AKA). La AKA in particolare può vantare fighter del calibro di Daniel Cormier, Cain Velasquez e Khabib Nurmagomedov che si allenano sotto il suo tetto. Javier Mendez, head coach della AKA, non immaginava per nulla di poter fare così tanta strada: la AKA sforna contender e campioni senza soluzione di continuità.

Proprio Mendez ha parlato di questo argomento in esclusiva a BJPenn.com:
Molto è stato fortuna. Molto è by design e DeWayne Zinkin e “Crazy” Bob Cook mi hanno portato wrestler di alto livello. Qualcosa l’ho fatta da me ma la stragrande maggioranza è merito di Zinkin e ‘Crazy’ Bob“.

Al di là della provenienza degli atleti che vengono reclutati dalla palestra, Mendez ed i suoi collaboratori devono allenarli e trasformarli in fighter di livello mondiale. E’ chiaro che i migliori di loro riescono a migliorare ulteriormente allenandosi insieme. Daniel Cormier, sostiene Mendez, ha un’influenza particolarmente preziosa in palestra.

È molto importante. È anche molto importante avere un vero compagno di squadra come Daniel Cormier, che è un vero capitano della squadra”, ha detto. “Si prende cura dei ragazzi. Sai quanti ragazzi ha fatto entrare nella UFC solo segnalandoli? Mi chiamano e mi dicono, ‘com’è quel ragazzo? Daniel mi dice che è forte’ e io rispondo ‘oh lui è davvero forte’, vogliono la mia conferma. Come no, Daniel ha ragione. Aiuta tutti ed è per questo che siamo vicini perché lì c’è davvero cura. Si preoccupa dei suoi compagni di squadra e fa tutto il possibile per aiutarli“.

La AKA non è stata esente da polemiche in passato. Forse la più grande (che abbiamo affrontato in un altro articolo) è la alta frequenza di infortuni che in passato subivano i suoi fighter. Mendez ritiene che questo problema sia stato un po’ ingigantito, pur trovandosi a dover modificare alcune cose per risolvere il problema.

Si trattava di qualcuno che faceva statistiche sugli infortuni, ma non lo faceva correttamente. Sono stati inclusi anche quelli che non si allenavano in palestra, ma non perchè si fossero fatti male, ma perchè in quel periodo non lavoravano in palestra“.

Il problema c’era, come c’è in qualsiasi palestra, ma Mendez sostiene di averlo risolto prestando maggiore attenzione ai bisogni del singolo fighter ed aumentando il livello di dialogo con gli atleti della palestra. In ogni caso, il lavoro di Mendez non si ferma mai:
Penso sia un grande onore, adoro quello che faccio e cerco solo di migliorare. Quando raggiungo un obiettivo, non guardo all’obiettivo raggiunto ma mi concentro subito sui prossimi obiettivi“.

Bruce Buffer: “Cormier non dovrebbe fare la trilogia con Jones”

Non sono molte le occasioni in cui l’amatissimo annunciatore degli eventi UFC Bruce Buffer prende la parola. Quando lo fa, però, non è mai banale. Di recente “The voice” dell’Ottagono ha rilasciato una intervista ad Express Sport, nella quale sostiene di non credere che un match trilogia tra gli acerrimi rivali Jon Jones e Daniel Cormier dovrebbe avere luogo.

Non penso che dovrebbe accadere se non vogliono che accada”, ha detto Buffer mentre si trovava al PokerStars Players No Limit Hold’em Championship (PSPC), dalle Bahamas. “Penso che Cormier abbia fatto tantissimi soldi nei suoi ultimi tre match. Ha un altro match potenziale con Brock Lesnar tra un paio di mesi a partire da ora. Se ciò dovesse realizzarsi, farà ancora più soldi anche solo con le attività fuori dall’Ottagono. Adesso è arrivato ad un punto, avendo conquistato due cinture, in cui potrebbe semplicemente ritirarsi quando è al top. Ma i soldi parlano, la gente si muove e non sai mai quanti soldi potranno essere in ballo. Se gli viene detto ‘hey voglio che Jon e te combattiate’, allora farà ciò che deve fare“.

Daniel Cormier ha combattuto l’ultima volta a UFC 230, lo scorso novembre a New York, quando ha battuto Derrick Lewis per difendere il titolo dei pesi massimi UFC. Jon Jones dal canto suo ha partecipato all’evento UFC 232, a dicembre, a Los Angeles, dove ha conquistato il titolo vacante dei pesi massimi leggeri battendo Alexander Gustafsson al terzo round. “Bones” aveva già sconfitto “The Mauler” per decisione a UFC 165 a Toronto.

Jon Jones e Daniel Cormier rappresentano senza dubbio la più grande rivalità nella storia di questo sport. La coppia si è incrociata in due occasioni in passato, con “Bones” che ha vinto entrambi i match. Nell’ultima occasione, Jon Jones ha battuto Daniel Cormier a UFC 214 per knockout, anche se tale decisione è stata poi modificata in un no-contest dopo che Jones è stato trovato positivo da un test ‘in competizione’ della USADA.